Per me il piacere più grande della scrittura…

di Glauco Lendaro Camiless.
Grazie, scrivo grazie sin da subito per avermi ospitato ancora una volta e permesso di presentare la mia ultima ricerca, unitamente alla mia installazione già riprodotta nel mio saggio che racconta una esperienza vissuta in Friuli nel lontano 1976. Conto di accennarla in coda a questo intervento.
Ancora di più ringrazio chi siede al nostro tavolo in primis il sindaco Guido Marchiol e soprattutto, qui alla mia destra Igor Cerno, una figura schiva quanto gentile, concreta quanto preparata e fine dicitore delle tradizioni dell’Alta Val Torre. Non posso certo trascurare Gianna e Maurizio Mizza, amici da sempre e amabili supporter delle mie scorribande friulane. Tutto all’ombra di PLANET BARDO una operazione culturale di grande respiro nel campo delle arti visive, sicuramente una delle più riuscite che questa Comunità abbia pensato, attuato e perseguito giungendo così alla settima edizione, questa sì di livello europeo grazie agli artisti invitati.
Un libro, presentare con le parole, a viva voce un libro, sembra voler riproporre un modus vivendi proprio della comunicazione della cultura orale. Questo pensiero è avvalorato dallo scrittore Truman Capote: ” Per me il piacere più grande della scrittura non consiste tanto nel soggetto, quanto nella musica profonda che le parole riescono a creare”.  Amo il suono delle parole, amo ciò che il musicista greco Demetrio Stratos è riuscito a trarre dalle sue ammirabili corde vocali. amo Carmelo Bene per gli stessi motivi ed è per questa ragione che ho invitato i miei diciassette Autori, inseriti nella pubblicazione, a leggere a voce alta i miei testi prima ancora di decodificarli e avviare le loro ricerche.
Ascoltare il proprio timbro di voce è psicologicamente rassicurante e nello stesso tempo quel suono viene inciso nella memoria di chi lo pronuncia e di chi ascolta.
Ho prodotto con la cura che mi è propria un volume stampato su carta pregiata, assicurandomi che le opere riprodotte godessero della migliore resa cromatica possibile, tutto all’insegna dell’ordine e della bellezza. Qualche numero: dodici gli argomenti da me proposti, diciassette gli Autori chiamati ad esprimersi nelle duecentotrenta pagine, trecento le copie tirate, una la copertina volutamente non plastificata perché ai singoli possessori fosse permesso lasciare le proprie impronte digitali sul grande e profondo nero, il principe dei colori. Quest’ultima curiosità forse vi sembrerà desueta, fuori le righe ma vi garantisco è stata accolta con partecipazione: le proprie impronte sono in questo caso i SEGNI/SEGNALI del pieno possesso di un’opera che andava personalizzata.
Al suo interno arte, letteratura, poesia e una miriade di note dedicate ai filosofi di ogni tempo. Tracce offerte ai miei co-Autori perché potessero operare con libere astrazioni segniche, con il colore, con il disegno, con la fotografia e per alcuni con significanti righi di letteratura scelta. Un caleidoscopio di senso. Mi corre l’obbligo di riportare l’esergo che compare in apertura del volume: “Non sono io che ho fatto questo libro, quanto il mio libro che ha fatto me” (Michel Montagne).
Non posso tacere sul TITOLO/NON TITOLO di questa pubblicazione, un lungo ed ermetico titolo, sicuramente dadaista, forse anche ludico che nega (per ora) un reale titolo perché … dimenticato.
Voglio ritornare ai miei disegni così efficacemente inseriti in dodici bacheche, segni sospesi nello spazio e allineati quasi a indicare un percorso, un viaggio a ritroso nel tempo: non a caso il messaggio è rappresentato da una busta e sulla stessa compaiono segni e ombre per ricordare quell’immane tragedia che fu il terremoto in Friuli. Vidi macerie, pietre disordinatamente ai piedi delle chiese prive di carità e di onore per l’affronto ricevuto. Osservavo quelle pietre scomposte e scoprii che ritornavano, dopo migliaia di anni, a possedere ognuna la propria ombra, forse per sottolineare la presenza della forma originaria. Disegnandole volli fermare il tempo.
Non ho mai mostrato questi lavori e solo ora, dopo averli pubblicati nel capitolo “Elogio dell’Ombra”, ho voluto esporli e farli emergere dopo una lunga attesa.
Grazie per la pazienza, grazie per essere intervenuti e grazie per l’omaggio dei fiori omaggiati da Giusi Foschia de Il Giardino Commestibile di Tarcento.
G.L.C.

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