La Calligrafia tra passato e futuro

di Cosimo Racaniello
Mi sembra doveroso iniziare un discorso sulla calligrafia con una frase di Giovanni l’evangelista: IN PRINCIPIO ERA IL VERBO… diremmo meglio il LOGOS inteso come sapienza, pensiero, enumerazione, ragione e ragionamento, da qui si può accennare al fatto che nasce la capacità dell’uomo, di tradurre il pensiero in simboli,figure e poi in segni, che col trascorrere del tempo hanno preso sempre più forma e migliorato lo stile, si sono evoluti fino a divenire quella che è la scrittura. Questa ovviamente è una maniera molto veloce e semplice per giungere ai giorni nostri, in cui si parla di Calligrafia, bella scrittura, nonostante viviamo un tempo da “internauti”, inteso come abitanti di internet e abitati da internet. Sembrerebbe un controsenso ma non lo è, proprio in questi ultimi 10 o 15 anni circa, si è andato intensificando un bisogno da parte di molta gente, di scrivere bene, di recuperare quello che era un tempo la scrittura dei nostri nonni, con pennino e calamaio e con la stilografica….
È doveroso a questo punto parlare un po’ di quello che è il mio mestiere di Calligrafo, di cui indegnamente mi fregio e che cerco di portare avanti in totale umiltà, sulla scia di quegli amanuensi silenziosi che  alla luce di una misera candela riuscivano a copiare testi mirabolanti, latini e greci e addirittura creare delle vere e proprie opere d’arte in miniatura con piume d’oca o di pavone.
Devo un grande ringraziamento al prof. Lendaro che nei tempi in cui insegnava all’Accademia di Belle Arti di Lecce mi mostrò una strada nuova, che andava oltre la pittura, fu così che la mia tesi di diploma fu: “Dal manoscritto alla stampa” e nacque sotto i suoi attenti consigli.
Un grazie particolare va a Lidiana Miotto, che mi ha accolto fin dalla fine degli anni ottanta, nel suo laboratorio di Restauro del Materiale Cartaceo a Lecce e mi ha permesso di conoscere moltissimi reperti cartacei, pergamenacei e papiracei di Archivi di Stato da Napoli, a Bari, a Lecce; sotto la sua attenta guida ho potuto conoscere e affinare le tecniche di restauro su antichi documenti e tutt’ora la collaborazione con lei è attivissima. Diciamo pure che ho potuto avere ottime basi per costruire un mestiere bello, interessante e sempre pieno di novità! Questo mi ha permesso e mi permette di lavorare su svariati materiali con pennini, inchiostri, acquerelli e mi permette di recuperare antiche scritture scomparse con tecniche moderne e lasciare testimonianza fotografica.
Mi permette inoltre di lavorare su opere moderne, attuali sempre con uno sguardo al passato, dando uno sguardo a ciò che può essere la miniatura medievale, il capilettera miniato, l’albero genealogico, lo stemma araldico, ecc…
Infine è doveroso ancora un grazie a tutto quel mondo virtuale che non ci deve sottomettere ma che dobbiamo usare per scoprire manoscritti che diversamente non vedremmo, conservati gelosamente in archivi pubblici, e privati,; un mondo virtuale che ci mette in contatto in brevissimo tempo con altri come noi che siamo portatori di germi innovativi e sogniamo e creiamo arte.
Fin ora il mio motto è stato: Bisogna credere!…ora posso dire che funziona.
Abbiamo parlato di papiro, pergamena e carta e mezzi scritori, mi sembra giusto dare dei cenni:
1) Il papiro è una pianta acquatica, secondo Plinio il Vecchio, si divideva il fusto della pianta in sottili e lunghe strisce, che incollate l’una all’altra venivano a formare delle schede quadrangolari, a cui si disponevano una serie di strisce trasversalmente, il foglio così ottenuto veniva battuto e seccato al sole, fino ad ottenere dei rotoli detti volumina, che si conservavano attorno ad un bastoncino di osso o legno detto umbilicus.
2)La pergamena è di origine animale, pecora, agnello, vitellino, era lasciata a macerare tre giorni nella calce, la si radeva, la si stendeva su telai per farla seccare, quindi la si levigava ed infine la si tagliava e rifilava per ridurla a misure volute; nel mondo bizantino si usava trattarla col bianco d’uovo per accentuarne la levigatezza. L’uso della pelle animale è antichissimo e diffusissimo nella civiltà dell’America centrale; il più antico esempio è un rotolo egiziano della XX dinastia (1195-1085 a.C.).
3)La fabbricazione della carta fu per la prima volta introdotta nell’Impero Cinese all’inizio del II sec. d.C.( secondo la tradizione nel 105 d.C. dall’eunuco Ts’ai Lun, dignitario di corte ). Fuori dalla cina la carta fu conosciuta solo nel 751 ,quando gli Arabi ,catturati due fabbricanti di carta cinesi, impiantarono a Samarcanda la loro prima fabbrica. Carta araba di soli stracci e collante d’amido, giunse in Europa e in Italia tra il X e il XII sec. prima in Sicilia,poi Genova, Venezia e altrove.
4) Sul papiro e la pergamena si usava scrivere col calamo, una cannuccia sottile vegetale, tagliata in punta, successivamente la piuma di volatile dal sec. IV d.C., fino al XIX sec. quando furono inventati i pennini metallici.
L’inchiostro per i romani era denominato ATRAMENTUM, per i latini ENCAUSTUM e MELAION (miele).

Cosimo Racaniello, 17 novembre 2017

Manifestamente (fuori programma)

di Glauco Lendaro Camiless
Nel corso di questi Cinque Atti e Tre Quadri spesso ho imboccato strade inaccessibili e alcune volte vicoli ciechi. Sempre animato dalla speranza di instaurare quello che chiamai Nuovo Ordine, mi sono imbattuto in corso d’opera, nelle farraginosità e inezie delle norme che sgovernano l’Italia. A poco è servito guardare le leggi in Europa che disciplinano la Cultura.
Con determinazione e pragmatismo pensavo cavalcare l’idea di suggerire nuove figure istituzionali con mansioni e comportamenti che avevo individuato in alcune norme. Puntualmente venivo spiaggiato dalla realtà, constatando che il dominio imperante è costruito sul dis-ordine, sulla mancanza di chiare idee e con la pervicacia volontà di non farne nulla; quando ancor peggio, molte leggi erano una mera espressione delle convenzioni/convinzioni più retrive per mantenere lo status quo delle lobby accademiche, intransigenti al nuovo e a non concedere spazi e potere che non siano già a loro riservati: il motto imperante è il nuovo non è bello e il bello non è nuovo.
Una chiusura che non lascia spazio a niente che non sia indifferenza, insofferenza, intolleranza e insolenza. Accade tutto ciò malgrado le categorie delle istituzioni di Alta Cultura siano affiancate nell’Art.33 della Costituzione.
Queste considerazioni hanno un destinatario preciso e non a caso mi riferisco al Ministero dei Beni Culturali e a quello dell’Istruzione, nonché a seguire le Amministrazioni che gestiscono la Cultura (Regione, Provincia, Comune). Se reimposteremo il settore dell’istruzione e della Ricerca attorno a nuovi ideali, il mercato del lavoro, ho motivo di credere si adatterà volentieri, mettendo più ARTE, STORIA, FILOSOFIA nei programmi di studio e potete scommettere ci sarà un decollo della richiesta di Artisti, Storici e Filosofi.
Nell’avvicendarsi dei miei appuntamenti lentamente sono approdato al NUOVO (si fa per dire) concetto di sana UTOPIA. Ho verificato con dati certi, attraverso esempi eclatanti quanto sia utile immaginare il nostro domani e progettare sin da oggi il nostro futuro. C’è una clausola, una sola… non possiamo procedere senza volgere lo sguardo al passato: è l’unico posto in cui l’astratto diventa concreto e nelle immaginifiche soluzioni daremo corpo ai sogni o riscopriremo quelli vecchi. Lì le cose le fanno in modo diverso scrisse lo scrittore britannico Leslie Poles Hartley nel suo libro “L’età incerta” (1953).
Glauco Lendaro Camiless, 16 novembre 2017