Manifestamente (fuori programma)

di Glauco Lendaro Camiless
Nel corso di questi Cinque Atti e Tre Quadri spesso ho imboccato strade inaccessibili e alcune volte vicoli ciechi. Sempre animato dalla speranza di instaurare quello che chiamai Nuovo Ordine, mi sono imbattuto in corso d’opera, nelle farraginosità e inezie delle norme che sgovernano l’Italia. A poco è servito guardare le leggi in Europa che disciplinano la Cultura.
Con determinazione e pragmatismo pensavo cavalcare l’idea di suggerire nuove figure istituzionali con mansioni e comportamenti che avevo individuato in alcune norme. Puntualmente venivo spiaggiato dalla realtà, constatando che il dominio imperante è costruito sul dis-ordine, sulla mancanza di chiare idee e con la pervicacia volontà di non farne nulla; quando ancor peggio, molte leggi erano una mera espressione delle convenzioni/convinzioni più retrive per mantenere lo status quo delle lobby accademiche, intransigenti al nuovo e a non concedere spazi e potere che non siano già a loro riservati: il motto imperante è il nuovo non è bello e il bello non è nuovo.
Una chiusura che non lascia spazio a niente che non sia indifferenza, insofferenza, intolleranza e insolenza. Accade tutto ciò malgrado le categorie delle istituzioni di Alta Cultura siano affiancate nell’Art.33 della Costituzione.
Queste considerazioni hanno un destinatario preciso e non a caso mi riferisco al Ministero dei Beni Culturali e a quello dell’Istruzione, nonché a seguire le Amministrazioni che gestiscono la Cultura (Regione, Provincia, Comune). Se reimposteremo il settore dell’istruzione e della Ricerca attorno a nuovi ideali, il mercato del lavoro, ho motivo di credere si adatterà volentieri, mettendo più ARTE, STORIA, FILOSOFIA nei programmi di studio e potete scommettere ci sarà un decollo della richiesta di Artisti, Storici e Filosofi.
Nell’avvicendarsi dei miei appuntamenti lentamente sono approdato al NUOVO (si fa per dire) concetto di sana UTOPIA. Ho verificato con dati certi, attraverso esempi eclatanti quanto sia utile immaginare il nostro domani e progettare sin da oggi il nostro futuro. C’è una clausola, una sola… non possiamo procedere senza volgere lo sguardo al passato: è l’unico posto in cui l’astratto diventa concreto e nelle immaginifiche soluzioni daremo corpo ai sogni o riscopriremo quelli vecchi. Lì le cose le fanno in modo diverso scrisse lo scrittore britannico Leslie Poles Hartley nel suo libro “L’età incerta” (1953).
Glauco Lendaro Camiless, 16 novembre 2017

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