MANIFESTAMENTE (atto secondo)

Se è vero come è vero (atto secondo)

Se è vero come è vero che accanto all’azione per la gestione della cultura che intraprende lo Stato, vi è quella delle Regioni, delle Province e dei Comuni, è anche vero che è sempre più presente economicamente l’intervento dell’Unione europea con dei fondi che vengono chiamati “strutturali” e hanno precisi nomi e scopi:
Ariane – per favorire la diffusione di opere letterarie (romanzi, racconti, saggi, opere di storia letteraria, poesia, opere teatrali).
Kaleidoscope – specifico per le arti plastiche e visive (pittura, scultura, architettura, fotografia, design…) e poi ancora Raphael, Interreg III, Cultura 2000 e Meda II, quest’ultima utile a instaurare una cooperazione con l’area mediterranea.
In particolare, le politiche dell’Unione in materia di cultura, hanno molto spesso all’oggetto la circolazione delle opere d’arte e il finanziamento di attività e progetti a rilevanza artistica. Dal 2007 esiste un obiettivo denominato Convergenza “rivolto agli stati membri e per l’Italia le regioni ammesse sono Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia, probabilmente bisognosi, di maggiori attenzioni in quanto in RITARDO rispetto il resto del Paese”. Bisognerebbe, in proposito, distinguere se trattasi di un ritardo sul piano economico, industriale e/o culturale. Qui ho delle riserve in quanto la cultura non va a rimorchio di qualsiasi motrice ed è parte concreta dell’economia, visto anche che ha un indotto infinito in ogni campo.
Come è del resto immaginabile ci sono problemi che riconosce la stessa Comunità quando scrive che c’è scarsa comunicazione (leggi informazione) su questa moltitudine di programmi. Questo “gap” non contribuisce alla conoscenza e diffusione degli stessi e la stessa li definisce PUNTI DEBOLI o DIFETTI COSTANTI e così li definisce:
  • La promozione del dialogo culturale
  • La promozione della creatività
  • La circolazione degli artisti, degli autori, degli operatori culturali oltre che delle loro opere
  • La valorizzazione della diversità culturale
  • La considerazione del ruolo professionale di chi opera nel campo della cultura
  • La naturale e opportuna appartenenza della cultura al volano socio/economico
Sono molti gli Stati europei che hanno creduto opportuno affidare a istituzioni intermedie la cura e la qualità dei progetti culturali e questi si riassumono in TEATRI, MUSEI, CENTRI DI RICERCA, UNIVERSITA’, ACCADEMIE DI BELLE ARTI e CONSERVATORI DI MUSICA, e da questi l’incarico ad artisti e operatori a vario titolo per realizzare i progetti.
Seppure l’informazione a tratti è frammentaria è sempre l’Europa che mette a disposizione dei professionisti soggiorni di breve o lunga durata in Stati membri diversi da quello di appartenenza, o ancora per stabilirvisi a tempo indeterminato con lo scopo di formarli nel confronto e nello scambio delle esperienze.
Per far circolare le opere degli artisti occorre conoscere le modalità, del resto ora molto semplificate, attraverso le Soprintendenze e naturalmente le strutture d’accoglienza che il mercato di ricezione, non ultimi gli organismi non profit che facilitano i contatti. Le richieste che pervengono a queste agenzie sono numerose, di conseguenza sono quelle che hanno maggiore possibilità statistica di essere accolte.
Qui di seguito elenco dati e informazioni riguardanti alcuni Paesi dell’Unione:
Regno Unito – In questa nazione l’interesse e la tradizione verso le arti è ormai presente nel genoma della nazione. Le risorse statali destinate alla cultura sono integrate, solo in questo paese, dai proventi della lotteria nazionale con aiuti alla scrittura, verso i curatori, i produttori e organizzazioni d’arte. Il network più attivo è l’ART & BUSINESS (A&B) che mette in relazione il mondo dell’imprenditoria e quello dell’arte: i principali soggetti che usufruiscono della loro mediazione non profit sono gallerie, singoli artisti a cui viene fornita una consulenza come entrare in contatto con aziende e potenziali sponsor. “A&B” ha formato oltre 5000 specialisti denominati art manager, che si occupano di raccogliere fondi per l’arte.
Francia – Mediante la cultura questo Paese consolida la sua funzione strategica di alta rappresentanza dell’immagine della nazione nel mondo. Per raggiungere gli obiettivi è operante una tassa di scopo in quanto nella Costituzione si fa riferimento al proprio patrimonio artistico e culturale, considerandolo una comune proprietà della nazione proteggendo, promuovendo, incoraggiando, sostenendo e diffondendo la creatività artistica e culturale.
Olanda – Lo Stato incoraggia le istituzioni e gli artisti a sviluppare le singole qualità e premia l’originalità, la professionalità e l’importanza perché vi sia una ricaduta sociale sull’intero territorio attraverso organismi quali NETHERLANDS FUND FOR THE PERFORMING ARTS+ (arti performative) e FUND FOR THE VISUAL ARTS, DESIGN AND ARCHITECTURE (per la crescita dell’arte del disegno). Le istituzioni preposte ricevono sostegni dallo Stato e assicura loro un rapporto duraturo di trenta anni.
Finlandia – Esistono in questa nazione nove NATIONAL ART COUNCILS e al loro interno operano professionisti ed esperti in ogni campo della cultura (dalla comunicazione alle residenze artistiche), restano in carica tre anni e si occupano di tutti i settori della cultura e delle discipline artistiche. Di spicco esiste la figura dell’ARTIST PROFESSORS coinvolti nella promozione dell’arte. Questa istituzione assegna fondi quinquennali per gli artisti e fondi per progetti e ricerche, nonché per le residenze utili a sviluppare politiche artistiche e condurre operazioni a vasto raggio d’azione in architettura, nel cinema, danza, design, letteratura, musica, fotografia, teatro e arti visive. I denari provengono anche dal diritto d’autore.
Ungheria – Lo Stato si ritiene in obbligo di intervenire per promuovere la cultura, nel mentre le autorità locali intervengono a sostegno delle CASE DELLA CULTURA (3661 istituti), strutture che ospitano Associazioni Culturali e gruppi amatoriali in tuti i settori delle arti. Strumento del Ministro della Cultura è il PERFORMING ARTS COUNCILS (PAC) per istruire proposte, formare opinioni e ne fanno parte undici artisti ed esperti d’arte. Recentemente queste istituzioni culturali sono state trasformate in SOCIETA’ DI BENE PUBBLICO (KHT) non profit e hanno acquisito lo status di ORGANIZZAZIONI DI PUBBLICA UTILITA’. Per la cultura v’è una tassa dell’1% sulla loro IVA.
Rep. Ceca – Il Ministro della Cultura nomina un apposito COMITATO DI PROFESSIONISTI perché possano giudicare i contenuti delle richieste di sovvenzioni e propone il contributo da assegnare. Lo stesso organismo assegna borse di studio per autori e artisti per l’acquisizione di esperienze inerenti la loro ricerca artistica. Può essere concessa solo due volte e per artisti con non più di 35 anni.
Paesi dell’Est – In queste nazioni l’educazione alle arti costituisce un elemento caratterizzante per la formazione e la crescita dei cittadini.
Italia – Cercando in rete notizie sulla nostra Costituzione mi sono soffermato su due cose e che voglio farvi partecipi. La prima è un testo di una lezione magistrale tenuta dal prof. Salvatore Settis presso la Scuola Superiore dell’Università degli Studi di Udine (4 dicembre 2015) sul tema “IL DIRITTO ALLA CULTURA NELLA COSTITUZIONE ITALIANA”. Estrapolo alcuni brani in merito all’attenzione che i nostri governi succedutisi hanno riservato alla cultura.
“… nessun Paese al mondo ha una Costituzione che affermi il diritto alla cultura con tanta forza e coerenza come fa la nostra Carta fondamentale; eppure nessun Paese in Europa ha tagliato gli investimenti pubblici in questo settore quanto l’Italia. Già nel giugno 2008 il neo-ministro Sandro Bondi dichiarò alla Camera e al Senato che l’Italia è agli ultimi posti in Europa per la percentuale della spesa in cultura sul bilancio dello Stato (0,28% contro 8,3% di Svezia e il 3% di Francia). L’Italia è all’ultimo posto nell’Unione. Seguì una politica ancora più drastica e miope con Galan e Ornaghi”.
La fonte molto attendibile alla quale si riferisce il prof. Settis è quella del rapporto denominato “I flussi finanziari pubblici nel settore Cultura e Servizi Ricreativi”. E così continua.
… “Nessun Paese ha una diffusione capillare del patrimonio sul territorio che abbia l’intensità di quello italiano… Il disinvestimento colpisce specialmente le regioni del Sud … le risorse aggiuntive (fondi strutturali e fondi comunitari) che privilegiano il Sud sono tuttavia lontanissimi dal colmare l’enorme ‘gap’ che le separa dal Nord”. La fonte del Rapporto che il professore prende a ragione delle sue tesi “non dice una cosa importante, e cioè che la conclamata mancanza di risorse economiche non tiene conto di un dato essenziale: i Paesi che spendono in cultura molto di più dell’Italia hanno molto meno evasione fiscale… e l’Italia è al terzo posto nel mondo dopo Messico e Turchia (dati Ocse)”. Infine aggiunge: “Hanno dedicato spazio, nelle loro Costituzioni, al diritto alla cultura e alle strategie della tutela… il Portogallo, Malta, Svizzera, Grecia, Lituania, Polonia, America Latina, Costarica, Bolivia, Uruguay, Perù, Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Paraguay, Cuba e Brasile”.
Sempre su Internet leggo sul sito ufficiale del Ministero MIBACT l’esistenza di un progetto (in costruzione) di una Scuola dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Si accenna a corsi biennali multidisciplinari, internazionali e residenziali, con lo scopo di sviluppare le risorse umane, la ricerca, la conoscenza e l’innovazione nell’ambito delle competenze del Ministero: un fantomatico, fantasioso modello di eccellenza, e si scrive che al suo interno verranno gestiti master, corsi brevi, specializzazioni e formazione continua, nonché aggiornamenti professionali e di orientamento universitario (!) Un modello di eccellenza che trascura e dimentica che esistono, quasi da sempre, AGENZIE UNIVERSITARIE ove queste futuribili ‘specializzazioni’ sono già in essere e i loro laureati attendono solo leggi che garantiscano dopo il percorso di studi, non nuovi Albi Professionali di appartenenza ma un reale ingresso nel mondo produttivo. Questa non è una dissertazione al problema sopra trattato è solo un esempio di distrazione di massa: si preferisce il nuovo perché luccica anziché riformare l’esistente!
L’intento non certo velato resta quello di offrire chiarezza e una visione meno localistica ai gestori della politica e ricordare loro che da qualche parte nell’Europa già lavorano GRUPPI DI COMPETENTI, COMITATI DI PROFESSIONISTI, OSSERVATORI, ORGANICI GRUPPI ASSOCIATI e che magari in Italia potremmo chiamarli, visto che deteniamo il primato delle opere d’arte presenti nel mondo, AMBASCIATORI DELLA CULTURA.
Glauco Lendaro Camiless
21 giugno 2016